Como (martedì, 09 settembre 2025) — Un importante passo avanti arriva dal Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria: un team guidato dalla professoressa Lucia Caspani ha dimostrato che la luce quantistica può rendere più efficienti i processi ottici a due fotoni anche in condizioni di intensità luminosa più elevata rispetto a quanto ritenuto finora. Lo studio, pubblicato su Science Advances e frutto di una collaborazione internazionale, apre la strada a nuove tecniche di indagine biomedica più precise e meno invasive.
di Matilde Molina
Il lavoro è stato condotto insieme alle Università di Strathclyde e di Glasgow e all’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr di Milano. L’esperimento ha dimostrato che il vantaggio offerto dai fotoni “entangled”, ossia correlati quantisticamente, rimane anche quando la luce raggiunge intensità dieci volte superiori rispetto a quelle considerate possibili in passato.
Grazie all’impiego di un particolare tipo di luce quantistica, lo squeezed vacuum, i ricercatori hanno verificato che la generazione di seconda armonica – processo ottico a due fotoni utilizzato in microscopia e imaging – risulta più efficiente rispetto all’uso di luce classica, senza compromettere la sicurezza dei campioni analizzati.
Questa scoperta potrebbe rivoluzionare l’uso della luce quantistica in ambito biomedico, permettendo di sviluppare strumenti diagnostici in grado di ottenere immagini più nitide e dettagliate dei tessuti senza rischi di fotodanneggiamento. Le applicazioni spaziano dalla microscopia ad alta risoluzione alla spettroscopia avanzata, fino alla possibilità di nuove terapie fotodinamiche per patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.
La ricerca è stata resa possibile dal sostegno di enti internazionali come il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC), Epsrc, Innovate Uk e dal Prin del Ministero dell’Università e della Ricerca.
Last modified: Settembre 9, 2025

