Como (martedì, 20 gennaio 2026) — La scelta del Piemonte di non applicare la cosiddetta tassa salute ai lavoratori frontalieri riapre il dibattito anche in Lombardia. A intervenire sono i consiglieri regionali del Pd, Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, che citano le dichiarazioni del sottosegretario piemontese Alberto Preioni come conferma della linea sostenuta dal loro partito negli ultimi anni.
di Monia Settimi
«L’intervista di Preioni chiarisce che la decisione di applicare o meno la tassa spetta alle singole regioni. Il Piemonte ha scelto di non deliberarla, anche se a livello nazionale la maggioranza ha confermato in Finanziaria la volontà di incassare l’imposta. Da due anni sosteniamo la stessa posizione, senza essere ascoltati», sottolineano Orsenigo e Astuti.
I consiglieri Pd puntano il dito contro la Giunta lombarda, accusata di mantenere il provvedimento principalmente per ragioni economiche. «Il gettito potenziale della tassa è talmente elevato che la Regione non vuole rinunciarvi – spiegano –. I nostri circa 80mila frontalieri contribuiscono già alla sanità locale tramite i ristorni, e se il Piemonte ha scelto di non applicare il prelievo, perché la Lombardia non avvia un confronto serio su opportunità e correttezza?»
Non manca poi una critica sui criteri di applicazione del tributo. Secondo Orsenigo e Astuti, servono regole chiare, dati certi e trasparenza: «Su cosa si basano le autocertificazioni? Come verranno definite platea, importi e modalità di calcolo senza conoscere reddito lordo o netto dei lavoratori? Sono domande fondamentali, non solo di opportunità politica ma di correttezza».
I due esponenti Pd auspicano infine un dialogo tra regioni confinanti e chiedono alla Lombardia di fare «un passo indietro» seguendo l’esempio piemontese, nell’interesse dei lavoratori e della trasparenza amministrativa.
Last modified: Gennaio 21, 2026

