Cantù (mercoledì, 06 agosto 2025) — Un episodio avvenuto a Vighizzolo, frazione di Cantù, ha acceso un acceso dibattito sui social e nella comunità locale. Lo scorso 25 luglio, un cittadino ha raccontato su Facebook di aver visto alla guida di un SUV nero una donna con il volto completamente coperto, lasciando visibile solo una fessura per gli occhi. Il post, pubblicato sulla pagina “Sei di Cantù se”, non intendeva criticare la libertà religiosa, ma sollevare una questione di sicurezza stradale. La vicenda ha rapidamente generato decine di commenti, tra chi condivide le preoccupazioni e chi, invece, accusa l’autore di discriminazione.
di Matilde Molina
L’autore del post ha precisato di non voler sollevare questioni religiose, ma di interrogarsi sulla possibilità di avere una visuale adeguata durante la guida con il volto coperto. Alcuni utenti hanno condiviso la stessa preoccupazione, mentre altri hanno minimizzato il problema, paragonandolo alla guida con occhiali scuri o cappellini calati sulla fronte. Non sono mancate accuse di razzismo o islamofobia, segno che il tema tocca anche sensibilità culturali e personali.
In Italia, non esiste un divieto esplicito alla guida con il volto coperto per motivi religiosi. Tuttavia, il Codice della Strada, secondo l’art. 140, impone una guida prudente e sicura; se il campo visivo è ridotto, l’abbigliamento potrebbe costituire infrazione. Inoltre, in base alla Legge Reale n. 152/1975, è vietato rendere difficile l’identificazione in luogo pubblico, salvo giustificato motivo, come quello religioso. Ciononostante, alla guida, se il volto coperto ostacola riconoscimento o visibilità, possono esserci contestazioni.
La questione resta quindi in una “zona grigia”, dove la valutazione spetta alle forze dell’ordine. In caso di limitazioni alla visibilità o alla sicurezza, l’automobilista potrebbe essere sanzionato.
Last modified: Agosto 6, 2025

