Como (domenica, 05 ottobre 2025) — Si è acceso il dibattito in città dopo le parole pronunciate dal sindaco Alessandro Rapinese durante il consiglio comunale del 1° ottobre 2025, a proposito della riorganizzazione della rete scolastica prevista per l’anno 2026/2027. Alcune espressioni utilizzate dal primo cittadino, come la definizione di alcuni edifici scolastici come “cessi” e di spazi didattici chiamati “aule del cucù”, hanno provocato la reazione di docenti, famiglie e operatori del settore educativo.
di Matilde Molina
Una polemica che ha riportato al centro la questione della qualità degli ambienti scolastici, del rispetto del lavoro degli insegnanti e dell’importanza dell’inclusione.
A rispondere alle affermazioni del sindaco è stata Ylenia Erario, insegnante di sostegno comasca e referente per l’inclusione, che ha inviato una lunga lettera aperta. Nel suo testo, Erario spiega il valore degli spazi che Rapinese ha definito con leggerezza “stanze del cucù”: luoghi che, sottolinea, rappresentano un punto di riferimento fondamentale per bambini e ragazzi con disabilità.
L’insegnante descrive queste stanze come ambienti dove gli studenti più fragili possono trovare tregua, ricevere supporto individuale e gestire momenti di crisi emotiva o comportamentale. Non semplici locali marginali, ma veri e propri strumenti educativi: “Sono giubbotti di salvataggio per chi sta imparando a nuotare”, scrive Erario, rivendicando il valore pedagogico e umano di queste aule.
Il caso solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra istituzioni e scuola. Da un lato, l’esigenza di razionalizzare spazi e risorse; dall’altro, la richiesta degli insegnanti di riconoscere l’importanza di ambienti inclusivi. La lettera della docente ha raccolto consensi tra famiglie e operatori, mentre il dibattito politico e cittadino resta aperto.
Last modified: Ottobre 5, 2025

