Como (martedì, 27 gennaio 2026) — Si usa dire che la storia si ripete. Che sia vero o no, una cosa è certa: gli stessi eventi tendono a verificarsi in maniera perpetua, ma in forme diverse. Un fenomeno – se tale si può definire – temuto e terribile è quello dell’affermazione dei regimi autoritari, tema di cui oggi è importante parlare per via degli avvenimenti recenti, ancora di più nel Giorno della Memoria, che forse, più che servire a commemorare i morti, deve proteggere i vivi. È fondamentale creare consapevolezza per poter riconoscere dove sta il seme del male.
di Ludovica Fusca
La storia, in particolare, del secolo scorso, è stata segnata da dittature che ancora oggi, soprattutto oggi, fanno paura. La ragione sta nella memoria che oggi si celebra, e negli ultimi accadimenti: l’ICE simile alle autorità naziste, Trump che si autodefinisce dittatore, il genocidio a Gaza, stragi di innocenti e uomini che si elevano a divinità supreme.
Un regime autoritario nasce silenzioso, ponendosi come un’alternativa, una forza anti-sistema: se le persone trovano scorretto e ingiusto il corrente modo di gestire il mondo, iniziano a credere fermamente in chi offre altre opportunità che però sono irrealizzabili. Ed è a questo punto che il sistema alternativo si istituzionalizza: col consenso fondato sull’irrealtà – e no: nessun regime autoritario si annuncia come tale e non dice la verità su di sé.
Creare una differenza fittizia tra “noi” e “loro” è un passo fondamentale: qualcuno ha le colpe, e quello stesso qualcuno è responsabile di tutti i mali che affliggono una società. Si crea il branco, un gruppo di uomini che attaccano e isolano quel “loro” al fine di distruggerlo. Tuttavia, questa non è una scelta autonoma, bensì indotta dal “noi”, che ricorre a parole specifiche e che sembrano ragionevoli, così da ottenere approvazione.
La realtà smette di essere vera: viene manipolata così da essere coerente con l’ideologia del “noi”, il cui obiettivo è affermarsi e dominare. Il modo più efficace per riuscirci è attraverso la censura e il controllo dei media, creando una propaganda assoluta e irremovibile: “Viviamo tempi in cui i fascisti non si nascondono più. Votano. Si candidano. Vengono eletti. Ti mostrano il braccio teso” – Michela Murgia. La chiave è, infatti, la seguente: usare la violenza e la paura, che sono in grado di arrivare laddove non può andare la propaganda. Il terrore smuove gli animi e da qui si rovesciano le istituzioni democratiche.
Perché il Fascismo è un’ideologia, e nonostante gli sforzi passati sta tornando, col metodo più democratico che esista: le elezioni. Viene, cioè, legittimato.
La democrazia non è mai stata al sicuro, e se ora non si può considerare a rischio, è andata completamente perduta. Vittime innocenti dei più tiranni muoiono ogni giorno, e con essi i diritti di tutti, le libertà e le loro storie, sacrificati ingiustamente da chi vuole farsi portavoce della Storia del mondo, di quello che si è creato.
Queste sono le dinamiche da individuare nelle società contemporanee, e l’obiettivo non è alimentare la paura, ma comprenderla, per essere pronti a riconoscere quando le vite di tutti sono a rischio e non rimanere passivi dando le cose per scontate.
La storia si ripete, e ogni volta lo fa con una nuova veste: un secolo fa era una camicia nera, oggi sono dei berretti rossi, e domani bisogna fare sì che non torni.
“Quando il fascismo tornerà non dirà Sono il fascismo!. Dirà Sono la libertà!”, Umberto Eco.
Fonte: Istruzioni per diventare fascisti, Michela Murgia, Einaudi 2018
Last modified: Gennaio 27, 2026

